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CHINATOWN (1974) di ROMAN POLANSKI

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chinatown.jpgUn noir fatto a regola d’arte che valse l’Oscar allo sceneggiatore Robert Towne, Chinatown (1974) fu il film del ritorno di Roman Polanski su un set hollywoodiano dopo la tragedia della scomparsa della moglie, Sharon Tate, uccisa dai seguaci di Charles Manson nella sua casa di Beverly Hills. Polanski, nella sua autobiografia, dichiara apertamente il suo disagio nell’aggirarsi in quella città, dopo che per un lungo periodo si era trasferito a Roma per stare lontano il più possibile dai luoghi di quella tragedia.

Il film nasceva come una sfida, sia perché il noir era un genere con il quale il regista non si era mai cimentato, sia perché le prime stesure della sceneggiatura di Towne non lo soddisfacevano pienamente. La vicenda narra di un investigatore privato, J.J. Gittes; un affascinante detective di successo, elegantemente vestito e dai modi freddamente insolenti. Il personaggio di Gittes, però, era soffocato dall’intricata trama.
Nel 1937, Gittes viene assunto da una elegante signora per indagare sui rapporti poco chiari tra suo marito, Hollis Mulray (Darrell Zwerling), l’ingegnere capo del comune, ed una misteriosa ragazza della quale non sapremo quasi niente fino alla risoluzione del film. Le foto raccolte da Gittes finiscono misteriosamente sui giornali e lo scandalo sembrerà essere la causa del suicidio dell’uomo.
La vicenda, però, si complica. Scopriremo che la vera moglie dell’ingegnere non era la donna che si era presentata a Gittes ma un’affascinante ed elegante donna, Evelyn Mulray (la bellissima Faye Dunaway) che assumerà, a sua volta, Gittes per indagare su chi avesse avuto interesse nel mettere il marito in difficoltà. Altri personaggi entreranno nella vicenda: il padre di Evelyn, Noah Cross (John Huston), l’ingegnere che prenderà il posto del defunto Mulray, Yelburton (John Hillerman), gli ex colleghi di Gittes quando ancora poliziotto lavorava a Chinatown e la misteriosa ragazza ritratta nelle foto con Hollis.
Tradimenti, incesti, omicidi, interessi politici ed economici, catapulteranno l’investigatore in un turbine di emozioni che lo porteranno a rivivere momenti che cercava di dimenticare del suo passato a Chinatown (come lo stesso regista in quella Los Angeles dalla quale era fuggito). Il titolo del film, infatti, aleggia per tutta la durata della pellicola, come un qualcosa di misterioso, di poco chiaro, del quale Gittes cerca di evitare in continuazione di parlare. Ma l’epilogo del film si svolgerà proprio a Chinatown ed il detective potrà solo constatare di nuovo che in quel quartiere non vigono le stesse regole e le stesse leggi che altrove e si troverà, di nuovo, a vivere una tragedia personale.
Non abbiamo volutamente detto fin’ora chi interpreta J.J. Gittes. La trama complicata, come detto, sembrava soffocare il personaggio del detective. Polanski risolse questa difficoltà agendo su due fronti: mise mano alla sceneggiatura, seppur sempre accompagnato da Towne, per renderla più snella; scelse un grande attore, dalla figura e dall’espressività forte, decisa, immediatamente riconoscibile, che potesse dare più peso al personaggio. La scelta cadde su quel Jack Nicholson che ci fece tremare con Shining, che diede una sua interpretazione alla pazzoa in Qalcuno volò sul nido del cuculo o che ci fece sognare in Easy Rider. Uno dei più grandi attori mai esistiti.
 

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