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IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON (2008), DI DAVID FINCHER

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Terzo film in coppia per il regista David Fincher e per l’attore Brad Pitt. Dopo una pausa di qualche anno, i due si rincontrano dopo che Fincher ha contribuito non poco a fare di Brad Pitt un vero attore, facendolo conoscere al grande pubblico per le sue doti di interprete più che per la sua proverbiale bellezza. In effetti, i due film che hanno girato insieme, che sono gli stessi di cui abbiamo parlato nei due numeri precedenti – Seven e Fight Club – sono stati fondamentali per la carriera di Pitt. In Il curioso caso di Benjamin Button (2008) la coppia Fincher-Pitt sfrutta al meglio il fascino di una storia creata dal genio di Fitzgerald – il soggetto si basa, infatti, su di un racconto del grande scrittore americano - e sceneggiata da Eric Roth, premio Oscar per Forrest Gump. È la storia di un uomo che nasce vecchio e che, man mano che passano gli anni, ringiovanisce. La stessa idea era stata elaborata e realizzata, in modo in parte diverso, da un altro grande regista solo un anno prima. Nel 2007, infatti, è uscito Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola con Tim Roth, anche questa una pellicola degna di nota, ma che, essendo stato realizzato grazie ad una produzione indipendente, non è stato pubblicizzato con la stessa enfasi con la quale è stato annunciato il film di Fincher.
I due film hanno in comune un’atmosfera simile, un’aurea di magia e di sogno che accompagna le vicende dei due diversi protagonisti. In entrambi i casi, questa particolare condizione porterà i due personaggi a scontrarsi con il mondo in cui vivono con l’impressione, però, di essere proprio loro le uniche creature “normali” e vere. Entrambi si ritrovano a vivere una situazione simile a quella del protagonista de La metamorfosi di Kafka, dei veri e propri scarafaggi da osservare e studiare, dei fenomeni da baraccone ai quali non è possibile perdonare la propria stranezza.
Questa condizione porterà Benjamin a fuggire, a girare il mondo in lungo e in largo, facendo i più disparati mestieri, instaurando rapporti “a termine” con chi incontra nelle sue peregrinazioni per mantenere il suo segreto.
Solo un unico vero grande amore accompagnerà la storia della vita del protagonista, Daisy (Cate Blanchett), con la quale potrà avere una relazione solo in un limitato spazio di tempo, solo quando la sua regressione arriverà ad una età tale da poter far apparire normale la loro storia. Benjamin sarà nonno prima, poi compagno ed infine figlio di Daisy.
Questa molteplicità di tipologie di rapporti fanno pensare ad un amore totale, indiscusso, anche se non digiuno di scontri, separazioni e ritorni. La storia tra Benjamin e Daisy è un amore senza tempo, senza confini, un amore completo che entrambi sanno di poterlo realizzare solo superando ostacoli che, a tratti, possono sembrare insormontabili.
Il curioso caso di Benjamin Button sembra chiedersi: “Come si comporterebbe un vecchio con la testa di un bambino? E come un giovane con l'esperienza di un vecchio?", tentando una riflessione sulla morte e sulle possibilità di sfruttare al massimo la propria vita.
Gigantesco il lavoro fatto sull'invecchiamento e il ringiovanimento digitali di Brad Pitt, entrambi ottenuti sperimentando una tecnica innovativa di motion capture. Il risultato è evidente: in ogni caso il personaggio è sempre lui, Brad Pitt, anche quando gli somiglia veramente poco. Meno celebrata invece Cate Blanchett che, in realtà, ci regala una prestazione eccellente.

 

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